Una storia di un minuto.
"Il mio nome è Lazzaro e sento tutto ciò che mi circonda svanire. Le mie mani, i miei occhi, le mie gambe - avvolti da una luce bianca e fredda che li rende gelidi. Sopra di me sento la gente sibilare parole incomprensibili, fissandomi pietrificata. Li sento parlare di me, lo giuro. Ho chiesto loro quanto farà freddo domani, ma qui è tutto immobile. Li ho pregati di darmi la loro attenzione, ma hanno fatto finta di non sentirmi.
È difficile credere in Dio mentre mi consumo le labbra pregando che accada qualcosa. Tutto rimane fermo e il tempo è così rigido e ripetitivo da sembrare artificiale. Cerco un sedativo per l'agitazione che mi travolge come il fiume al mio fianco, ma barcollare vicino alla riva mi annebbia solo la mente. L'esperienza è mia maestra, e ripete incessante che nella confusione si trova sempre ciò che si stava cercando di nascondere.
Il mio nome è Lazzaro e il gelo di questa giornata mi travolge. Sto cercando qualcosa nel fiume che mi appartenga e ci perdo le mie giornate. Vivo sotto un grande ponte e l'acqua che mi scorre vicino è così verde da non riuscire a distinguerci i volti delle persone dal loro riflesso. Spreco i pomeriggi alla ricerca di un viso familiare nelle acque e un giorno ne scorsi uno. Balzai, precipitandomi sui gradoni bianchi della riva, cercando di trovare il proprietario del riflesso la cui immagine mi stravolse sotto il ponte. Scrutai freneticamente la folla che brulicava lungo le rive del Danubio, ma non ritrovai nessuno. Imprecai tra me e me. Mi chiedo se fosse stato veramente qualcuno che conoscevo; ma ho fiducia nei miei occhi, lo era, lo giuro.
Il mio nome è Lazzaro e delle incertezze faccio tesoro, perché sono l'unica cosa a cui aggrapparsi quando bisogna tornare in piedi. La curiosità si nutre dell’ambiguo, e non c'è niente di più importante di tutto questo. La difficoltà è rimanere in piedi."
Liberamente ispirato da Lazzaro, di L.S.
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